L'essere che può essere compreso è un essere del linguaggio" Gadamer
In questa indefinibilità possiamo appartenere solo all'inchiostro in potenza, possiamo frugare solo nel "secondo me" e forse guardare al nostro limite con sospetto. Se siamo della parole e siamo della scrittura soggiorniamo nel fraintendimento e la comprensione è altrove,ma quanto abbiamo lasciato diventare oggetti i nostri libri, quanto cose, anzichè testimoni? Oggettivizzare il libro è perderne le tracce dell'esperienza è pretendere che gli oggetti si rivelino senza interrogarli.












